Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Il Partito Democratico dei miei sogni deve essere un grande Partito popolare e di massa fondato sulla partecipazione attiva dei cittadini. Un Partito fortemente strutturato sul territorio con sedi in ogni comune d’Italia e organizzazioni intermedie a livello provinciale e regionale. Insomma, non un partito leggero o di opinione, che si riduce ad essere un mero comitato elettorale, ma al contrario un partito fortemente radicato sul territorio, strutturato a rete con forti ramificazioni nella società civile e fondato sulla democrazia partecipativa a tutti i livelli sul modello delle primarie.
Il Partito Democratico dei miei sogni deve inserirsi a livello internazionale nell’alveo dei principali Partiti progressisti e riformisti del mondo. Pertanto, dovrà in qualche modo essere associato, magari con formule innovative e ancora da studiare, sia al Partito del Socialismo Europeo (P.S.E.) sia all’Internazionale Socialista (S.I.).
Il Partito Democratico dei miei sogni deve essere una comunità di donne e di uomini animata dalla ferma volontà di dare vita ad un esperienza politica completamente nuova. Non deve essere il Partito degli ex-qualcosa ma un soggetto politico in grado di elaborare e di condividere insieme un progetto di società innovativo e all’altezza delle ambiziose sfide del XXI secolo. Un partito in cui tutti gli aderenti possano lasciarsi alle spalle con serenità le gloriose storie politiche da cui provengono e sentirsi co-protagonisti di un nuovo inizio, della fondazione di una nuova storia. Questo deve essere il senso autentico del concetto di Partito a vocazione maggioritaria, un Partito cioè che tenti di conquistare con la propria visione del futuro dell'Italia il maggior numero possibile di anime, senza per questo dover ricadere in progetti velleitari di autosufficienza. Prima deve venire attraverso un vero Congresso l'affermazione della propria forte identità riformista e solo in un secondo momento, in base a un chiaro e definito programma di governo, potranno definirsi le alleanze necessarie alla vittoria elettorale
Il Partito Democratico dei miei sogni deve essere una forza politica in cui la parola riformismo non deve coincidere e soprattutto non deve confondersi con il termine moderatismo. Al contrario, riformismo deve voler significare un forte impulso al cambiamento della società in senso progressista coniugando la radicalità degli obiettivi da raggiungere con la necessaria gradualità e accortezza nelle modalità di attuazione.
Il Partito Democratico dei miei sogni deve essere un soggetto politico aperto alla società civile e a tutti i soggetti politici e associativi che a vario titolo vorranno farne parte. Non deve ridursi assolutamente alla semplice somma aritmetica dei due partiti fondatori (DS e Margherita) ma al contrario deve essere fortemente inclusivo e attrattivo di tutte quelle forze sane e di progresso che si muovono nella società italiana. Penso alla diaspora socialista e a quella liberale ma anche alla cultura azionista e repubblicana, agli ecologisti e alle varie forme di espressione della società civile tipo i girotondisti, i consumatori e affini.
Il Partito Democratico dei miei sogni deve avere una vigorosa caratura morale e deve combattere con ogni mezzo al suo interno la costituzione di eventuali comitati d’affari a tutti i livelli. L’onestà e la trasparenza dei comportamenti, dal singolo militante al più alto dirigente, devono essere il tratto distintivo del nuovo Partito. Un partito in cui sia le candidature che le cariche politiche interne devono essere selezionate attraverso sistemi di partecipazione democratica degli iscritti sul modello delle elezioni primarie. Non devono più esistere nomine dall’alto e cooptazioni di alcun tipo perché questo genera un virus perverso che induce il ceto politico a trasformarsi in oligarchia e ne alimenta l’autoreferenzialità e il progressivo scollamento dalla società che invece è chiamato a rappresentare.
Il Partito Democratico dei miei sogni, inoltre, deve porsi tra i suoi obiettivi prioritari il tema della promozione delle nuove generazioni e la costruzione di una nuova classe dirigente anagraficamente più giovane e al passo coi tempi. Questo sforzo impone due condizioni necessarie: un investimento enorme ma indispensabile nella formazione politica e culturale e il coraggio da parte della vecchia classe dirigente di fare un vigoroso passo indietro e fare largo ai giovani.
Il Partito Democratico dei miei sogni, infine, deve essere improntato ad un forte e salutare pluralismo interno che possa garantire a tutte le diverse anime che lo compongono di potersi esprimere liberamente e di poter apportare il proprio contributo culturale e di elaborazione politica. Tuttavia, tale pluralismo non deve mai tradursi in vecchi schemi correntizi, bensì servire soltanto ad arricchire il dibattito culturale interno sulle grandi questioni di fondo del nostro tempo senza mai oltrepassare il limite della civile convivenza e il sentimento di appartenenza ad una grande casa comune. Perciò, vanno benissimo le Fondazioni e le associazioni culturali, purchè si limitino a stimolare il dibattito culturale e non si trasformino a loro volta in mini-partitini in lotta tra loro all'interno di un grande "Partito-contenitore" senz'anima. Le decisioni sulle tematiche più controverse, in caso di contrasto, dovranno essere prese a maggioranza e, una volta prese, dovranno essere vincolanti per tutti gli iscritti.
Vista l'aria di crisi che tira mi sono divertito a fare un gioco. Ho immaginato come potrebbe essere un nuovo Governo Prodi, applicando la riforma Bassanini, che secondo me potrebbe funzionare meglio a seguito di un nuovo forte accordo della maggioranza attuale per proseguire la legislatura fino alla fine. Ovviamente l'ipotesi che si possa realizzare un Prodi Bis molto più forte e coeso è da considerarsi puramente fantascientifica, ciò non toglie però che un semplice elettore ulivista come me possa sognare ad occhi aperti un governo migliore dell'attuale. Ciò premesso ve lo presento:
Presidente del Consiglio – PD (Romano Prodi)
Ministri senza Portafoglio: Politiche comunitarie, pari opportunità e diritti civili - Radicali (Bonino) ;
Funzione pubblica, Affari Regionali, rapporti col Parlamento e riforme istituzionali - PD (Lanzillotta)
Lavoro e welfare e Vicepresidente del Consiglio – RC (Ferrero)
Esteri – PD – (D’Alema)
Interni – PD (Rutelli)
Giustizia – PD(Finocchiaro)
Difesa– UDEUR (Fabris)
Istruzione, Università e Ricerca scientifica – SD (Mussi)
Economia – PD (E. Letta)
Sviluppo economico e telecomunicazioni – PD (Bersani)
Infrastrutture – IDV (Di Pietro)
Sanità – PD (Bindi)
Ambiente – verdi (Pecoraro)
Agricoltura - socialisti (Boselli)
Beni culturali, giovani, sport e spettacolo – PdCI (Bellillo)
Questo non sarebbe un semplice rimpasto ma un signor Governo che tiene dentro tutti ma ottiene il risultato di avere solo 14 ministri di cui 5 donne in posti chiave.
Ovviamente ho messo dentro le persone che mi piacciono di più e che ritengo più meritevoli. Chi resta fuori non se ne dispiaccia, sarà per la prossima volta!!!
Domenica 14 ottobre sarà una data storica per l’Italia e forse per l'Europa intera. E’ la prima volta, infatti, che si verifica nel vecchio continente un esperimento di democrazia partecipativa di così grandi proporzioni. Per la prima volta un partito nuovo, più che un nuovo partito, nasce dal coinvolgimento diretto dei propri potenziali elettori che sono chiamati ad eleggere i delegati all’Assemblea costituente ed il Segretario politico del nascente Partito Democratico. Nonostante i mille ostacoli, i mille problemi organizzativi, le polemiche e le incomprensioni, nonostante tutto, il percorso politico iniziato circa 12 anni fa ha finalmente raggiunto la sua meta. Molti sono stati in questi anni avversari formidabili e tenaci di questo progetto, ma alla fine sono stati tutti sconfitti ed ha vinto il senso della realtà, il buon senso. E chi meglio di Walter Veltroni può incarnare la figura del leader di questo nuovo Partito? Lui è l’unico tra i big dell’Ulivo che ci ha sempre creduto, fin dall’inizio, a differenza di altri che si sono accodati per necessità e convenienza solo in questi ultimi anni del percorso. Per questo domenica 14 ottobre invito tutti i simpatizzanti dell’Ulivo ad andare a votare alle Primarie del Partito democratico e a votare convintamene per Veltroni, in quanto rappresenta il vero ed unico elemento di cambiamento e di innovazione della politica italiana.

Il grande successo ottenuto dalla manifestazione del V-Day sponsorizzata dal comico Beppe Grillo ci obbliga a riflettere sullo stato comatoso della nostra democrazia.
Un Paese in cui un personaggio dello spettacolo si erge a catalizzatore della protesta contro una casta di politici delegittimati e corrotti non è un Paese normale, anzi è un Paese malato. Purtroppo, infatti, anche se i contenuti della legge di iniziativa popolare
Per un Parlamento pulito sono molto condivisibili e quindi vanno appoggiati in tutto e per tutto, le forme dell’antipolitica e del qualunquismo galoppante messe in scena da Grillo a Bologna sono molto pericolose per la democrazia stessa. Dire che tutti sono uguali, che tutti fanno schifo allo stesso modo, rischia di generare un’ondata di ribellione di massa senza incanalarla in una prospettiva seria di cambiamento.
Protestare è giusto e sacrosanto ma se dietro la rabbia non c’è un progetto politico di alternativa serio e credibile si può generare una valanga che travolge indistintamente tutto e tutti e a quel punto si può aprire la strada ad una pericolosa svolta autoritaria come accadde già nel 1922. Per questo dico: va bene lottare per cacciare dal Parlamento i condannati e per impedire che vengano nuovamente candidati, ma è un errore sparare a zero sulla classe politica in modo generalizzato, fare di tutta l’erba un fascio, semplicemente perché non è così. Ci sono ancora, per fortuna, tanti politici onesti e preparati nelle amministrazioni locali che non riescono ad emergere a livello nazionale e che andrebbero invece supportati.
Se ci pensate bene però, comunque la pensiate,
la vera e unica novità un minimo seria e credibile del panorama politico italiano in questo momento è la nascita del Partito Democratico e la discesa in campo di Walter Veltroni. Con tutte le sue tare e i suoi peccati originali, tuttavia sta nascendo davvero. E questo è un fatto indiscutibile. Allora io penso: è solo partecipando con la forza delle proprie idee al processo costituente del nuovo Partito di centrosinistra che si può tentare di cambiare le cose dall’interno in senso progressista, non urlando genericamente in piazza contro tutto e contro tutti, anche se le ragioni per essere parecchio incazzati contro questo sistema politico sono più che giustificate.
Voi che ne pensate?
Il Governo Prodi è ormai arrivato alla frutta? O addirittura già all’ammazzacaffè? I contrasti tra le varie componenti della maggioranza sembrano sempre più insanabili? E allora che fare? C’è chi pensa al Governo tecnico-istituzionale presieduto dal Presidente del Senato Marini per traghettarci a nuove elezioni. Qualcun altro auspica un cambio di maggioranza in corso di legislatura sostituendo Rifondazione con l’UDC di Casini. Altri ancora sperano di poter portare subito Veltroni a Palazzo Chigi con un nuovo colpo di palazzo come avvenne nel 1998.
Beh, signori, io dico: nulla di tutto questo!!! Ragioniamo con calma. Un governo istituzionale è da considerarsi proprio come l’ultima spiaggia in caso di crisi e solo per fare la riforma della legge elettorale. Ma al Paese serve come il pane un governo politico puro e chiaro e non un esecutivo di tecnocrati, per quanto rispettabilissimi. Un cambio di maggioranza in linea teorica potrebbe anche essere utile, ma non avrebbe i numeri sufficienti per reggere in Parlamento. Semplicemente, non può funzionare! Cacciare via Prodi e sostituirlo con Veltroni, se da un lato potrebbe portare a un nuovo slancio del centrosinistra, dall’altro sarebbe percepito dai cittadini come l’ennesimo giochino di palazzo messo in atto da una casta politica delegittimata al solo scopo di far sopravvivere se stessa. E per di più rischiando anche di bruciare definitivamente il sindaco di Roma, cioè l’ultima carta vincente rimasta al centrosinistra.
Dunque cosa si potrebbe fare per rivitalizzare un Governo in profonda crisi? La mia proposta indecente è la seguente: subito dopo l’insediamento dell’Assemblea costituente del Partito Democratico e del completamento dei nuovi quadri dirigenti anche a livello provinciale, quindi orientativamente a gennaio prossimo,
si vari un Governo Prodi bis completamente rinnovato, che dia un segnale forte contro l’antipolitica imperante. Forte riduzione della compagine governativa e alto profilo politico. Al massimo 15/20 ministri e 50 sottosegretari. Incarichi distribuiti non su base partitica ma secondo l’orientamento culturale: riformisti, massimalisti, radicali e laico-socialisti, ambientalisti e cattolici. Uno dei due vicepremier venga attribuito alla sinistra radicale per coinvolgerla maggiormente nel governo. Certo in molti perderanno la poltrona ma questo per me non ha alcuna importanza. Cosa ne pensate di questa provocazione?