Il blog di Alessandro Paschero

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandro Paschero (del 08/11/2007 @ 00:22:29, in Economia e Lavoro, linkato 340 volte)
Il principale problema della maggioranza delle persone normali è oggi arrivare alla fine del mese visti gli stipendi da fame inchiodati intorno ai 1.000 euro al mese. Per sbloccare il Paese e far ripartire l’economia e quindi aumentare i redditi è necessario assolutamente creare più ricchezza e sviluppo e cioè in sostanza aumentare il PIL. Come fare? Semplice. Occorre produrre di più e meglio e di conseguenza dare più soldi in busta paga ai lavoratori, magari anche detassando gli straordinari, ma soprattutto potenziando la contrattazione decentrata a livello aziendale, legandola fortemente al merito individuale e al raggiungimento di obiettivi oggettivamente quantificabili sia a livello numerico che a livello qualitativo. Ovviamente, mantenendo salda anche la funzione centrale della contrattazione collettiva per ciò che attiene alle garanzie minime universali che spettano a tutti indistintamente. Solo così secondo me si può creare un circuito virtuoso che genera la rincorsa all’aumento della produttività, soprattutto nel pubblico impiego. L’essere umano (me per primo) di per sé è pigro e tende a sedersi sugli allori, perciò bisogna dargli la motivazione giusta per convincerlo a darsi da fare di più. E i soldi e l’avanzamento di carriera sono un’ottima leva per smuovere le persone. Basta quindi al livellamento generalizzato verso il basso. Si alla vera meritocrazia a tutti i livelli, ma soprattutto quelli più alti. Voglio dire: un manager che sbaglia politica o che fallisce gli obiettivi deve essere rimosso e non promosso. Non si può più accettare che dirigenti pubblici e privati che hanno fatto miliardi di debiti e generato ben pochi utili vengano premiati anziché cacciati a calci nel sedere! A partire dai banchieri corrotti. Che ne pensate di questa proposta?
 
Di Alessandro Paschero (del 05/09/2007 @ 14:00:13, in Economia e Lavoro, linkato 235 volte)
Il precariato cronico è uno dei problemi principali che noi giovani siamo costretti a fronteggiare, nostro malgrado. Un tempo, i nostri genitori studiavano, spedivano un centinaio di domande a casaccio e, nel giro di pochi mesi, venivano chiamati da qualche Ente o società per essere assunti a tempo indeterminato. Si sistemavano lavorativamente intorno ai 25 anni, si sposavano, mettevano su famiglia e tutto si svolgeva senza troppi scossoni. Poi, sul finire degli anni 90, è arrivata la globalizzazione dei mercati, la competizione internazionale ha costretto le imprese europee alla riduzione del costo del lavoro ed ecco che i diritti di cui hanno goduto i nostri genitori sono andati a farsi friggere. E noi trentenni di oggi ci troviamo a dover vivere una situazione precaria nel senso che per noi il lavoro non è più a tempo indeterminato ma è diventato "flessibile", cioè 3 mesi da una parte, 6 mesi da un altra, 1 anno da un'altra ancora e così via... Purtroppo però, nei periodi di buco tra un lavoretto e l’altro, nessuno ti assiste e, soprattutto, il cercare lavoro è diventata un’occupazione a tempo pieno di per se stessa... E non puoi progettare un futuro matrimoniale sereno, e non puoi comprarti una casa tutta tua, e non puoi accendere un mutuo, e non puoi sperare di avere una pensione dignitosa, e non puoi, e non puoi, e non puoi… Solo se hai alle spalle una solidità economica e finanziaria della tua famiglia di provenienza ti puoi salvare, altrimenti sei fottuto!!! Cosa si potrebbe fare per migliorare questa triste situazione di fatto? Irrigidire nuovamente il mercato del lavoro vietando alle imprese di ricorrere a contratti atipici rischia di rivelarsi un boomerang e di fare ancora peggio. Si passerebbe da un lavoro precario a nessun lavoro. Bel capolavoro sarebbe!!! Allora, la strada maestra da seguire secondo me è quella del sostegno pubblico ai lavoratori precari mediante assegni di disoccupazione nei periodi in cui si rimane senza lavoro, riforma dei centri per l’impiego per aiutare il precario a trovarlo rapidamente un nuovo lavoro e incentivi alla formazione permanente. Queste tre cose insieme bisognerebbe riuscire a fare. E voi che ne pensate?
 
Di Alessandro Paschero (del 31/08/2007 @ 14:58:34, in Economia e Lavoro, linkato 258 volte)
In questi ultimi anni uno dei fenomeni che si sta manifestando con maggiore intensità riguarda il fatto che le famiglie italiane (ma non solo) non riescono più a far fronte alle spese della vita quotidiana, né tantomeno a risparmiare qualcosa. A mio giudizio il problema è causato da due fattori concomitanti: da un lato l’aumento generalizzato del costo della vita a fronte di stipendi medi fermi intorno ai mille euro. Dall’altro l’aumento notevole delle esigenze di consumo con spese che fino a pochi anni fa erano del tutto inesistenti. Se pensate che solo per spese di cellulare, internet adsl e Sky, se ne vanno minimo 100.00 € in più al mese che prima non esistevano proprio… Se aggiungiamo poi le spese per il benessere personale, comprese saune, massaggi, lampade, fitness, ristoranti e via discorrendo, ecco che i soldi per pagare il mutuo della casa non bastano più. Del resto se guadagni in media 1.000.00 euro non puoi reggere questo tenore di vita a cui invece nessuno (giustamente, per carità!) vorrebbe rinunciare. E così subentrano le rate e i prestiti e i mutui… E ci si comincia a indebitare fino al collo finchè arriva il giorno in cui non si è più in grado di pagare le rate. Questo sistema a lungo andare rischia di farci fare il botto!!! Soprattutto per noi giovani che non abbiamo certezze per il futuro. E allora che si fa? O si comincia a fare delle rinunce e a vivere in modo meno dispendioso oppure bisognerebbe aumentare gli stipendi. Ma con quali soldi? E’ un serpente che si morde la coda. Voi che ne pensate?
 
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08/09/2010 @ 12.14.01
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